Mascherine senza certificazione, 3 arresti a Roma. Il gip: "Spregiudicati in momento di emergenza"

 

Mascherine senza certificazione, 3 arresti a Roma. Il gip: "Spregiudicati in momento di emergenza"

Cinque milioni di mascherine FFP2 e 430mila camici, destinati alla Regione Lazio, senza la giusta certificazione. Tre persone sono state arrestate a Roma, con l’accusa di frode nelle pubbliche forniture e truffa aggravata nonché, per due di loro, anche di traffico di influenze illecite. Sono Andelko Aleksic, Vittorio Farina, già attivo nel settore della carta stampata, e Domenico Romeo.

La Guardia di Finanza, su richiesta della procura di Roma, ha anche sequestrato 22 milioni di euro. Il profitto dell’operazione.

Il sequestro è a carico dei 3 indagati e della società milanese European Network Tlc, nei cui confronti è stata emessa la misura interdittiva del divieto di contrarre con la pubblica amministrazione. A far partire le indagini, una segnalazione della Protezione civile regionale.

Certificati falsi e documenti da enti non competenti: il meccanismo della frode

I contratti sottoscritti prevedevano la consegna di dispositivi di protezione individuale marcati e certificati CE, che rientrano nella categoria merceologica di prodotti ad uso medicale. L’impresa che fa capo ad Aleksic - che fino al mese di marzo 2020 era attiva soltanto nel settore dell’editoria - avrebbe, secondo gli investigatori, innanzitutto fornito documenti rilasciati da enti non rientranti tra quelli deputati a rilasciare la specifica attestazione. In un secondo momento, per superare le criticità emerse durante le procedure di sdoganamento della merce proveniente dalla Cina, sarebbero stati prodotti falsi certificati di conformità. Forniti da Romeo anche tramite una società inglese a lui riconducibile, ovvero non riferibili ai beni in realtà venduti. “Tanto so tutti falsi sti certificati”, affermava uno di loro.

Il gip: “Hanno agito con spregiudicatezza in un momento di emergenza sanitaria”

“Gli indagati hanno agito con grande spregiudicatezza Romeo ha fornito (e sembrerebbe tuttora fornire) certificati di conformità falsi, Aleksic ha dimostrato di essere consapevole della falsità dei certificati”, scrive così la gip di Roma Francesca Ciranna nell’ordinanza con la quale dispone l’arresto. “Le condotte tenute - continua - sono gravi a maggior ragione se contestualizzate nel momento di emergenza sanitaria in cui sono avvenute. Sfruttando le opportunità fornite dalla legislazione emergenziale adottata, approfittando del momento di estrema difficoltà in cui versava il paese che stava affrontando una epidemia incontrollata, gli indagati (Romeo subentrata in un secondo momento) non hanno esitato a cercare di lucrare, acquisire facili guadagni favoriti dalla sostanziale impossibilità di controllo da parte del committente sulla qualità della merce che veniva fornita come dispositivo di protezione”.

“Domenico mi ha promesso che...”. Uno degli indagati diceva di parlare con Arcuri

Nelle intercettazioni messe agli atti si legge: “Domenico mi ha promesso che se gli arriva la lettera, autorizza quell’acquisto”. Il Domenico in questione è Arcuri, fino a pochi giorni fa commissario straordinario all’emergenza. Secondo quanto si legge nel provvedimento, “in occasione di un ulteriore viaggio a Roma, Farina Vittorio è riuscito ad incontrare il commissario straordinario Arcuri Domenico, come sembra emergere dai puntuali aggiornamenti effettuati da Farina ad Aleksic”. Nelle carte si legge ancora che Farina “ha giurato di aver parlato con Domenico Arcuri per inserire la Ent tlc Srl quale fornitore sussidiario” ad altre due imprese “per l’approvvigionamento di mascherine destinate alla riapertura delle scuole sul territorio nazionale’.

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