7,5 mld dal G7 per vaccinare il terzo mondo. Il prezzo della "diplomazia dei vaccini"

 

7,5 mld dal G7 per vaccinare il terzo mondo. Il prezzo della "diplomazia dei vaccini"

Alla vergogna dei numeri presentati qualche giorno fa dal segretario generale Onu – 130 Paesi a zero dosi di vaccini ricevute – il vertice del G7 ha dato una prima risposta: più soldi alle iniziative Oms a sostegno dei Paesi meno sviluppati e un maggiore impegno ad “accelerare lo sviluppo e la diffusione di vaccini a livello mondiale”. A mettere mano al portafoglio, in verità, sono principalmente gli Stati Uniti di Joe Biden, intenzionati a dimostrare che “America is back” anche nella lotta globale alla pandemia. Ma i toni della dichiarazione congiunta, e soprattutto le parole di alcuni leader, dimostrano che ormai anche in Europa due consapevolezze iniziano - seppur timidamente - a farsi strada: la prima è che dalla pandemia si esce solo se le vaccinazioni arriveranno alle categorie più esposte ovunque nel mondo; la seconda è che lasciare campo libero alla diplomazia vaccinale di Cina e Russia rischia di rafforzare ulteriormente l’influenza di questi Paesi su intere regioni o continenti, come è il caso dell’Africa, indebolendo ancora di più tutte le bellissime idee sul soft power esercitato da una nuova Alleanza delle democrazie.

Il presidente francese Emmanuel Macron lo ha detto chiaro e tondo: l’Occidente deve fornire aiuti immediati per la vaccinazione degli operatori sanitari in Africa, altrimenti perderà influenza a favore di Mosca e Pechino. L’Africa – ha detto Macron – ha bisogno di 13 milioni di dosi per vaccinare tutti i suoi operatori sanitari, una pietra miliare che aiuterebbe a proteggere i servizi sanitari. “Se annunciamo miliardi oggi per fornire dosi in 6 mesi, 8 mesi, un anno, i nostri amici in Africa, sotto giustificata pressione della loro gente, acquisteranno dosi dai cinesi e dai russi”, ha dichiarato alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco. “E la forza dell’Occidente sarà solo un concetto, non una realtà”. Ma la sua proposta - destinare fino al 5% delle forniture attualmente disponibili ai Paesi in via di sviluppo - non è stata accolta.

Al di là delle considerazioni geopolitiche, bisognerà vedere a livello pratico come si articolerà l’aiuto promesso dai grandi del mondo. Dopo la partenza tutta in salita, la strategia vaccinale dell’Unione Europea è ancora in affanno, e non sorprende dunque che a guidare lo sforzo della solidarietà siano soprattutto gli Stati Uniti, dove le vaccinazioni procedono a ritmi spediti. In una nota congiunta, il G7 annuncia “l’aumento del nostro impegno finanziario di oltre quattro miliardi di dollari ai programmi COVAX e ACT-A” (Access to COVID-19 Tools Accelerator), una cifra che innalza “l’appoggio collettivo del G7 a sette miliardi e mezzo di dollari”. I quattro miliardi verranno donati dagli Stati Uniti in due trance: la prima immediata, la seconda nei prossimi 24 mesi, man mano che arriveranno anche altri contributi.

“La pandemia di Covid-19 ha mostrato che il mondo ha bisogno di difese più forti contro i futuri rischi alla sicurezza della salute globale”, si legge nella dichiarazione congiunta. “Lavoreremo con l’Oms, il G20 e altri, soprattutto tramite il Global Health Summit di Roma, per rafforzare la salute globale e l’architettura della sicurezza sanitaria”, esplorando fra l’altro il “potenziale valore di un trattato globale sulla salute”. E ancora: “Intensificheremo la cooperazione sulla risposta a Covid-19. La dedizione dei lavoratori essenziali rappresenta il meglio dell’umanità, mentre la rapida scoperta dei vaccini mostra il potere dell’ingegnosità umana”.

Ed è proprio l’importanza del Global Health Summit – fissato per il 21 maggio a Roma – che accende i riflettori sul ruolo dell’Italia in questa sfida globale. La salute deve essere intesa come un bene pubblico globale e per questo l’Italia chiede che l’accesso equo, universale e di massa ai vaccini sia un imperativo non negoziabile: questa la linea che il presidente del Consiglio Mario Draghi ha espresso oggi al suo esordio da premier italiano al vertice G7. Per l’Italia – ha sottolineato - trasformare la crisi in opportunità significa concentrare gli sforzi su una ricostruzione che, a livello globale, sia capace di prendersi cura del Pianeta e intervenire laddove la faglia della diseguaglianza è più accentuata. Il premier italiano ha sottolineato la necessità di “regole condivise e principi trasparenti”, un tema molto caro a Bruxelles, che ha espresso soddisfazione per il fatto che dal G7 sia emerso un messaggio alle multinazionali farmaceutiche affinché “rispettino gli obblighi contrattuali in modo corretto”.

In qualità di Presidenza del G20, l’Italia sta anche valutando la proposta avanzata mercoledì dal segretario Generale delle Nazioni Unite Antònio Guterres per istituire una Task Force di emergenza G20 volta a sviluppare un Piano vaccinale globale.

Per ora, accanto agli Stati Uniti, donazioni sono state annunciate anche dalla Germania (che contribuirà alla lotta globale contro il coronavirus con ulteriori 1,5 miliardi di euro), dall’Unione Europea (pronta a stanziare altri 500 milioni, portando il totale a un miliardo di euro), da Canada e Giappone.

La cancelliera tedesca Angela Merkel ha rivendicato con orgoglio la donazione: “Sono felice che la Germania abbia potuto stanziare 1,5 miliardi per la lotta alla pandemia: è una cifra che fa di noi uno dei maggiori finanziatori. Dai partner del G7 arriveranno in tutto 7,5 miliardi per la campagna globale di vaccinazione Covax: ed è importante perché la pandemia potrà essere vinta solo quando tutte le persone al mondo saranno vaccinate”. La cancelliera ha insistito sulla necessità di accelerare il processo della vaccinazione globale: “Vediamo come sta mutando il virus, il che potrebbe nel tempo diminuire l’efficacia degli stessi vaccini”. Sorvolando sulle polemiche con Bruxelles per le mosse unilaterali di Berlino - dai contratti con le case farmaceutiche ai contatti con i produttori russi dello Sputnik – Merkel ha poi sottolineato come la lotta al virus abbia dimostrato l’importanza di un approccio multilaterale: “Proprio la pandemia ci ha mostrato quanto dipendiamo tutti gli uni dagli altri”, ha osservato.

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha annunciato lo stanziamento di 100 milioni di euro in assistenza umanitaria per sostenere il lancio delle campagne di vaccinazione in Africa. “Siamo sempre stati chiari sul fatto che la pandemia non finirà finché tutti non saranno protetti a livello globale. L’Ue è pronta a sostenere le strategie di vaccinazione nei nostri partner africani con esperti e consegne di forniture mediche su richiesta dell’Unione africana. Stiamo anche esplorando il potenziale sostegno per aumentare le capacità di produzione locale di vaccini in base ad accordi di licenza in Africa. Questo sarebbe il modo più veloce per aumentare la produzione ovunque a vantaggio di coloro che ne hanno più bisogno”, ha dichiarato von der Leyen.

Londra assicura che “la gran parte di qualsiasi eccedenza futura di vaccini” sarà donata al meccanismo Covax, per immunizzare gli abitanti dei Paesi più poveri. La promessa del premier Boris Johnson, più che economica, è scientifica: ridurre a 100 giorni, ovvero di due terzi, i tempi necessari per lo sviluppo di nuovi vaccini. Johnson ha chiesto a Sir Patrick Vallance, il capo consulente scientifico del Regno Unito, di lavorare con partner internazionali, tra cui l’Oms e la Coalition for Epidemic Preparedness Innovations (Cepi), nonché esperti dell’industria e scienziati, per consigliare il G7 sull’accelerazione del processo per lo sviluppo di vaccini, trattamenti e test per agenti patogeni comuni.

La domanda da porsi, ora, è se gli aiuti finanziari e le promesse basteranno a incrinare l’accaparramento a senso unico dei vaccini. Alcuni, come Oxfam, si sono già espressi: niente basterà fino a quando non saranno rotti i monopoli delle grandi aziende farmaceutiche. “Sebbene alcuni Paesi del G7 abbiano compiuto passi favorevoli per aumentare l’offerta di vaccini ai Paesi poveri, questi passi rimangono insufficienti rispetto alla portata della minaccia Covid-19, afferma Max Lawson, Capo della politica di disuguaglianza di Oxfam. “Tra di loro, le nazioni del G7 si sono assicurate abbastanza dosi per vaccinare ogni cittadino tre volte, mentre molti Paesi poveri devono ancora ricevere una singola dose”. “Invece di darsi una pacca sulla spalla per i progressi limitati, la cosa migliore che il G7 potrebbe fare sarebbe smettere di sostenere i monopoli delle loro società farmaceutiche sui vaccini Covid-19. Rompere i monopoli delle grandi aziende farmaceutiche è il modo più rapido, equo ed efficace per aumentare la produzione di vaccini in modo che i Paesi non siano costretti a competere per assicurarsi le dosi. Il G7 e le altre nazioni ricche dovrebbero smettere di bloccare la sospensione temporanea dei diritti di proprietà intellettuale per tutti i vaccini Covid-19 proposti all’Organizzazione mondiale del commercio da Sud Africa, India e oltre 100 paesi in via di sviluppo. Il G7 – conclude Oxfam - ha urgente bisogno di chiarire le sue priorità durante questa pandemia senza precedenti e smettere di anteporre i profitti delle grandi aziende farmaceutiche al vaccino di un popolo”.

Tutte sfide che dal G7 passano al G20 e al Summit di Roma, con l’Italia ancora una volta epicentro di un futuro che riguarda tutti.

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