NON LASCIATE CHIUSI QUI GLI ABITI DELLE SORELLE FONTAN

NON LASCIATE CHIUSI QUI GLI ABITI DELLE SORELLE FONTAN

Per un divulgatore di bellezza varcare la soglia della Fondazione Micol Fontana è un viaggio nel tempo che regala la sensazione di ripetere gesti compiuti da stelle del cinema, membri di famiglie reali e personaggi di spicco del bel mondo del secolo scorso. Roberta Fontana (figlia di Giovanna, una delle tre sorelle) mi ha invitato a visitare la sede della Fondazione Micol Fontana in Piazza di Spagna a Roma. Lei e la figlia Cristina Giusti mi accolgono con calore e mi spalancano una finestra sul mondo di queste icone della moda del Novecento.

L'avventura delle sorelle Fontana inizia in provincia di Parma, nella piccola frazione di Traversetolo, dove vengono avviate al mestiere sartoriale dalla mamma Amabile. Zoe, Micol e Giovanna sognano di aprire un atelier in una grande città e affidano alla sorte la scelta del luogo dove tentare la fortuna: Zoe decide di salire sul primo treno di passaggio per la stazione di Parma e quel treno la porta a Roma, dove la raggiungono le altre due sorelle.\

LE SENSUALI CARDINALESSE Roberta Fontana accanto al celebre } Pretino, abito

LE SENSUALI CARDINALESSE Roberta Fontana accanto al celebre } Pretino, abito : ispirato alle linee degli indumenti cardinalizi. Era parte della collezione “Linea cardinale” dell'autunnoinverno 1955- 1956 e colpi tanto la fantasia di Federico Fellini che il regista lo fece mettere ad Anita Ekberg nel film La dolce vita nella scena della visita in San Pietro, Nella foto di Pierluigi Praturlon è invece la Gardner a indossarlo nel 1955 abbinato al cappello\

Le signore dell’aristocrazia romana sono le loro prime clienti. Anche Gioia Marconi, figlia di Guglielmo, inventore della telegrafia senza fili e premio Nobel per la Fisica 1909, si sposa indossando una creazione Sorelle Fontana. Ma l'evento che porta l’atelier sulle prime pagine di tutto il mondo è il matrimonio di Linda Christian e Tyrone Power nel 1949: una cerimonia da favola che si celebra nel cuore di Roma, nella Chiesa di Santa Francesca Romana nel Foro.

L'inconfondibile stile delle tre sorelle conquista letteralmente il pianeta: non solo regine, principesse, first ladies e dive del cinema accorrono nell’atelier romano, ma è anche la stessa Micol a girare il mondo portando l'eleganza firmata Fontana in tutti i continenti. Le sfilate sono aperte da un orgoglioso tricolore rappresentato da tre modelle, ognuna delle quali indossa il verde, il bianco o il rosso della bandiera: il made in Italy diviene sinonimo di una bellezza scaturita non solo dal genio creativo delle tre sorelle, ma anche da una storia millenaria di arte, come un nuovo Rinascimento dopo gli orrori della guerra mondiale.

QUEI VESTITI BIANCHI FECERO EPOCA Roma.

QUEI VESTITI BIANCHI FECERO EPOCA Roma. Il vestito da sposa di Gioia Marconi, figlia del Premio Nobel Guglielmo Marconi e della sua prima moglie. Il manicotto ai piedi dell'abito è stato invece indossato da Linda Christian il 27 gennaio 1949 in occasione delle sue favolose nozze con il divo di Hollywood Tyrone Power a Roma. Per omaggiare la città del felice evento chiamarono poi la primogenita Romina.

Le sorelle Fontana firmano i costumi di numerosi film e le uniformi di molte compagnie aeree, ma sono anche le protagoniste di svariati eventi: ad esempio quando nel 1955 vengono invitate a creare un abito per la figlia del presidente dominicano Trujillo e per le trecento damigelle al suo seguito, un carico di 80 bauli che le sorelle vanno a consegnare personalmente. O quando realizzano l'abito da sposa per Margaret Truman, figlia dell’ex presidente degli Stati Uniti, utilizzando un prezioso e delicato merletto veneziano del ‘700 e 30 metri di tulle color miele.

Con la scomparsa di Zoe, Giovanna e Micol, il marchio viene ceduto e l’attività di Roberta e dei suoi collaboratori oggi ha come unica finalità la conservazione e la divulgazione dell'immenso archivio dell’atelier, senza alcuno scopo di lucro.

LO PROVO, MA POI REGALO QUEL SOGNO A UNA SPOSA POVERA

LO PROVO, MA POI REGALO QUEL SOGNO A UNA SPOSA POVERA Audrey Hepburn nel 1952 prova, assistita da Zoe Fontana, un meraviglioso lanzata con l'imprenditore britannico James Hanson, ma per motivi mai chiariti annullo le nozze. La diva donò quindi l'abito alla sartoria affinché lo indossasse una giovane che non poteva permettersi un modello Sorelle Fontana. Nella foto a sinistra, Roberta ontana ci mostra un vestito confezionato per Jacqueline Kennedy. Il lungo abito con velo di pizzo è stato indossato invece da Melba Ruffo di Calabria.

La sede della Fondazione Micol Fontana è una miniera di aneddoti: abiti e bozzetti raccontano avvincenti episodi della folgorante avventura delle tre sorelle. È un patrimonio di bellezza e conoscenza che la Fondazione intende tramandare alle generazioni future che hanno bisogno di nutrirsi di tutta questa ricchezza. Lo fa promuovendo seminari, corsi e incontri rivolti agli studenti di istituti, accademie, corsi universitari a indirizzo Moda, ma anche con progetti di formazione rivolti ad altre categorie, come le donne extracomunitarie in difficoltà.

GRAZIE A QUESTI ALBUM SI FA ANCHE DIDATTICA

GRAZIE A QUESTI ALBUM SI FA ANCHE DIDATTICA Roberta Fontana e la figlia Cristina Giusti mostrano una piccola parte del materiale didattico utilizzato durante i corsi di formazione, i seminari e gli eventi straordinari organizzati dalla Fondazione, che è stata protagonista di iniziative importanti anche durante l'Expo 2015 a Milano.

La mole di materiale che testimonia 50 anni di storia e creatività è impressionante:oltre 200 abiti, ognuno con un racconto legato a chi lo ha indossato o all'evento per il quale è stato creato; centinaia di bozzetti e figurini di moda, ricami e accessori d'epoca; una vasta biblioteca e un'emeroteca. Una piccolissima parte di tutto questo tesoro è esposto nella sede della Fondazione, in uno spazio molto ristretto. È evidente la necessità di un luogo espositivo molto più ampio e sarebbe auspicabile che il Comune di Roma o il ministero dei Beni e delle Attività Culturali fornissero una location più adeguata a questo inestimabile patrimonio. Sia per consentire di esporre abiti e bozzetti al momento costretti negli armadi della Fondazione, sia per assicurare condizioni di umidità e temperatura che ne garantiscano la perfetta conservazione e soprattutto spazi adeguati per la didattica, che vede accorrere studenti da tutta Italia e da tutto il mondo. Perché il nostro Paese ha tutti i numeri per rinascere e il punto di (ri)partenza non può che essere la Bellezza.

 

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