«La scienza non è la Bibbia Voci discordanti? Meglio»

«La scienza non è la Bibbia Voci discordanti? Meglio»

Scienziati divisi in tv? Non è per forza un male. Parola di Giuseppe Remuzzi, direttore dell’istituto Negri di Milano. «È molto positivo che gli scienziati dibattano di fronte al grande pubblico, serve a far capire a tutti il nostro metodo» ha detto Remuzzi ospite di Fbk. «La Bibbia è immutabile da duemila anni, invece la letteratura scientifica continua a cambiare».

TRENTO La scienza non è Bibbia, non ci sono certezze. Il vaccino non è una bacchetta magica contro il virus. Il sovranismo è morto, la salute del futuro è solo globale. Sono tanti e forti i temi trattati dal professor Giuseppe Remuzzi, direttore dell’istituto Mario Negri di Milano, nel corso della Master class organizzata dalla fondazione Bruno Kessler e dall’Ordine dei medici del Trentino. Il titolo dell’incontro era «Covid-19: “esperti” divisi (o no)? La scienza va in televisione e forse i cittadini cominciano a capire che è tutto molto complicato» e proprio su questo punto si è soffermato il nefrologo di fama internazionale.

«È molto positivo che gli scienziati dibattano di fronte al grande pubblico, serve a far capire a tutti il nostro metodo» ha detto Remuzzi. «La Bibbia è immutabile da duemila anni, invece la letteratura scientifica continua a cambiare. Quando per esempio scriviamo uno studio, questo prima di essere pubblicato viene sottoposto a una revisione spietata da parte dei colleghi. Si progredisce attraverso il confronto senza sosta, anche tra campi che all’apparenza non c’entrano tra loro. Alcuni colleghi si sono chiesti perché la nefrologia, cioè lo studio dei reni, debba occuparsi di coronavirus. Eppure abbiamo scoperto che mortalità da Covid19 e danni renali preesistenti sono collegati e da qui si è capito meglio come funziona il virus». Proprio una sua intervista sul Corriere della sera di alcuni giorni fa aveva scatenato un grande dibattito. Il nefrologo aveva dichiarato il suo sostegno alla decisione del Regno Unito di posticipare la seconda dose dei vaccini, per poter fare una prima iniezione a più persone possibili. «La mia posizione è fondata su evidenze scientifiche» ribadisce Remuzzi. «Posticipare di tre mesi il richiamo sembra non abbassare troppo la risposta immunitaria. In un mese meglio vaccinare 500 persone al 98% o 1000 all’80%? È un dibattito legittimo con i dati che abbiamo adesso. Che in futuro potrebbero cambiare. Come dicevo, la scienza è in evoluzione continua».

Proprio sul vaccino Remuzzi ha poi voluto fare una precisazione importante: «Un vaccino è un farmaco, non un miracolo. Non ne esiste e non ne esisterà mai uno 100% efficace, 100% sicuro, 100% disponibile. Quelli che utilizziamo adesso sono molto efficaci e serviranno a uscire dall’emergenza, ma non sappiamo ancora se riusciranno a eradicare del tutto il virus, se dovremo farlo ogni anno come quello influenzale, se riusciremo a vaccinare sette miliardi di persone e in quanto tempo. Potrebbe essere che la malattia rimanga sotto controllo ma ogni tanto emergano focolai. Non aspettiamoci di tornare subito alla vita di prima, non scoraggiamoci se emergeranno problemi». Intanto deve continuare, sostiene Remuzzi, la ricerca su come combattere il virus: «Ad esempio i medici di base possono dare una risposta nelle fasi in cui la malattia comincia a manifestarsi. Gli antinfiammatori si sono dimostrati molto utili per ridurre i casi gravi, bisogna avere coraggio di insistere in questa direzione anche senza studi rigorosi che purtroppo richiedono anni».Proprio perché la scienza non ha la bacchetta magica, secondo il direttore del Mario Negri serve che i governi del mondo comincino a pensare in maniera globale: «Il tempo del sovranismo è morto. Dobbiamo capire in fretta che il pianeta è un unico organismo e la salute di ciascuno di noi dipende da quella globale. Non funzionare cercare di stare bene in Italia ignorando il resto del mondo, così come non è possibile il benessere umano senza quello della natura, degli oceani, degli animali, delle piante. Per fare un esempio: senza insetti impollinatori come le api, non avremmo frutta e verdura».

La necessità di una salute globale emerge secondo l’eminente nefrologo dalla storia stessa di questa pandemia: «Questa pandemia nasce nei dintorni di Wuhan, ma le autorità locali censurano e imprigionano i medici che, come Li Wenliang, denunciano il diffondersi di strane polmoniti virali. Il governo cinese avvisa con mesi di ritardo l’Oms, ma al contrario gli scienziati cinesi sono molto veloci nell’identificare il virus. A fine gennaio sappiamo che il Covid19 esiste, cosa comporta e come si diffonde. Qui però arrivano gli errori dell’Occidente: nessuno di noi, in Europa e in America, prende sul serio l’allarme degli scienziati cinesi. In teoria nelle 72 ore successive avremmo dovuto vedere mascherine e distanziamento, ma non accade, non c’è fiducia nel lavoro dei nostri colleghi asiatici. Dobbiamo arrivare a marzo e alla tragedia del bergamasco e del lockdown nazionale. Ci sono stati errori sia in Cina sia in Occidente. Confido che per il futuro ci sia d’insegnamento e che nelle prossime epidemie, perché purtroppo c’è una forte probabilità ce ne saranno altre, il mondo sappia farsi trovare più preparato e soprattutto unito».

 

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