Gli integratori? Utili ma non miracolosi
Una soluzione utile a sopperire le carenze di una dieta non equilibrata ma dimentichiamoci i miracoli. Complice la pandemia, negli ultimi mesi, le vendite di integratori sono aumentate (+2,5% da inizio anno a fine maggio, fonte Federsalus) e hanno maggiormente incrementato un mercato già florido: lo scorso anno ha raggiunto 3,6 miliardi di euro.

Una soluzione utile a sopperire le carenze di una dieta non equilibrata ma dimentichiamoci i miracoli. Complice la pandemia, negli ultimi mesi, le vendite di integratori sono aumentate (+2,5% da inizio anno a fine maggio, fonte Federsalus) e hanno maggiormente incrementato un mercato già florido: lo scorso anno ha raggiunto 3,6 miliardi di euro. A farla da padrona sono gli integratori per rafforzare il sistema immunitario, quelli per aiutare il riposo notturno e le vitamine. Ma la scelta in farmacia è vasta e non può essere fatta a cuor leggero. Ne abbiamo parlato con Andrea Ghiselli, nutrizionista e dirigente di ricerca Crea Alimenti e Nutrizione.

Nell’ultimo periodo e in concomitanza con l’emergenza sanitaria si è fatto un gran parlare di integratori alimentari e dei loro benefici. Lei da che parte sta? Quando serve un’integrazione è benvenuta qualora non si riesca (o non si abbia voglia) a sopperire con una dieta normale. Molto spesso però, non solo in occasione di questa pandemia, ricorriamo alla supplementazione sperando in qualche scudo miracoloso, una roba che potenzi il sistema immunitario e via dicendo. E allora confidiamo negli antiossidanti, negli antiaging, nelle vitamine che combattono la stanchezza ecc. Invece ciò che potenzia il sistema immunitario non è una molecola (con le dovute eccezioni in casi di carenza), ma è tutta la dieta e lo stile di vita. La dieta attuale è talmente ricca che non ha bisogno di supplementi anzi, già da sola fiacca il sistema immunitario: troppe calorie, troppi grassi saturi, zuccheri, sale; e l’eccedenza ponderale è il primo sintomo di alimentazione scorretta, oltre che la strada verso patologie gravi come diabete, ipertensione e malattie cardiovascolari. Si comprende che un’alimentazione del genere non può essere migliorata con un’integrazione che prometta di farci scudo. Caso mai servirebbe un’integrazione di attività fisica, accanto a una dieta migliore.

L’ultima trovata in pandemia è stata la lattoferrina. Che cos’è, a cosa serve, dove si trova e da dove nasce la sua utilità per sconfiggere il Covid? Ha suscitato all’inizio molto clamore la notizia che con un po’ di lattoferrina si potesse attenuare la sintomatologia e addirittura superare meglio la fase critica della malattia. Del resto l’ipotesi era suggestiva: la lattoferrina sequestra ioni ferro che servono al virus per crescere bene. I bambini hanno una minore sintomatologia e debellano il virus in un tempo inferiore e hanno livelli elevati di lattoferrina. Sarà questo il motivo vi si chiedeva? Ecco quindi che è stato intrapreso uno studio (tra l’altro italiano) i cui risultati preliminari avevano fatto ben sperare, ma poi sono stati gli stessi autori a raffreddare un po’ gli entusiasmi. Il fatto è che ognuno di noi spera nel miracolo e nella soluzione semplice, nella bacchetta magica; ed è umano. Non scientifico, ma umano sì. E quindi spunta la lattoferrina oggi, come la vitamina C o la D, o la quercetina ieri… tutte cose facili da fare: basta comprarle. Una dieta sana invece si deve seguire ed è più difficile. Ma confidare su protezioni immaginarie è un atteggiamento pericoloso, perché ci può indurre ad abbassare la guardia, un pericolo da evitare in una malattia contagiosa come questa che stiamo affrontando.

In linea generale gli integratori possono trovare un’utilità in determinate situazioni? Se sì, quali? Ovviamente sì. Intanto in tutte le condizioni nelle quali vi siano carenze nella dieta che non si riescano a correggere con un’alimentazione adeguata o perché non possiamo (pensiamo a determinate allergie o malassorbimenti) o non vogliamo farla (per esempio diete restrittive per motivi ideologici, etici o comportamentali). Ci sono poi alcune integrazioni che hanno un rapporto costo/beneficio così a favore del beneficio che è sacrosanto fare, come la supplementazione con acido folico in età pregravidica, o il consumo di sale iodato (quantunque quest’ultimo normativamente non rientri nella categoria degli integratori, ma ne svolge comunque la funzione). Ma ci sono anche integratori che contengono probiotici che potrebbero trovare utilità in alcune situazioni, o integratori per favorire il sonno, o per proteggere la fragilità capillare. Insomma ci sono molte situazioni nelle quali può trovare indicazione il ricorso all’integrazione.

Vitamina B12 e dieta vegan: secondo le ultime evidenze scientifiche se la dieta è eseguita correttamente non è necessario un supplemento. Lei cosa ne pensa? La vitamina B12 non è naturalmente presente nel mondo vegetale (con l’eccezione di alcune alghe) e quindi è virtualmente assente nella dieta del vegano (a meno che ovviamente non si usino alimenti addizionati con vitamina B12). È una vitamina di cui l’organismo è particolarmente geloso per cui subisce un certo “riciclo” (circolazione enteroepatica), il che però non è sufficiente a pareggiare le perdite e prima o poi si esauriscono le scorte e si va in carenza se non si usano particolari accorgimenti per la sua integrazione. Gli anziani e i vegetariani sono a rischio di carenza. Soprattutto nei vegani, lo stato nutrizionale deve essere periodicamente monitorato. Nelle gestanti vegane è consigliato l’utilizzo di supplementi di vitamina B12, così come nei lattanti di madri vegane, perché le riserve alla nascita sono basse e nel latte materno ce ne sono scarse quantità.